Difficile rapporto tra fotografi e forze dell'ordine

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Cresce sempre più la preoccupazione nel mondo dei fotoreporter e dei fotografi occasionali per il sempre più difficile rapporto con le forze dell'ordine. Numerosi episodi singolari hanno popolato le notizie di settore negli ultimi anni. Protagonisti: reporter, appassionati, turisti, ognuno intento a fotografare luoghi, persone o soggetti ritenuti sensibili ad eventuali attacchi terroristici. Sfortunatamente sembra che il numero degli elementi "non fotograbili" nei vari paesi del mondo stia sempre più crescendo: e lo stato di allerta dunque spesso alto, tanto da inevitabilmente provocare un numero sempre più alto di falsi positivi, ovvero episodi che vedono coinvolte persone in assoluta buona fede, ma giudicate sul momento agire con "fare sospetto". Conseguenze: dalla semplice richiesta di informazioni e generalità ad arresti in puro stile hollywoodiano.
E se alcune volte è facile spiegare con semplicità quello che si sta facendo, altre volte, invece, ci si può trovare coinvolti in situazioni imbarazzanti dove giustificar la propia posizione oggettiva diventa impossibile. Per cui è sempre meglio essere perlomeno informati e poi decidere come muoversi. Ricordando che alcuni luoghi possono essere proibiti con tanto di segnali, e spesso il solo fatto di contravvenire il divieto è sufficiente per divenire da fotografo a malcapitato.

Roma - Carabinieri in servizio - 12 dicembre 2008

I paesi maggiormente interessati sono gli Stati Uniti ed il Regno Unito.
Quest'ultimo è in procinto (16 febbraio 2009) di varare una legge ad hoc piuttosto restrittiva (section 76 of the Counter-Terrorism 2008 Act and section 58A of the 2000 Act) la quale si rivolge a chiunque "riveli alla luce o tenti di rivelare alla luce informazioni riguardo [..] membri delle forze armate [...] che possano essere in qualsiasi modo utili ad una data persona a commettere o preparare un atto di terrorismo". Chiunque sia ritenuto colpevole di simile accusa rischia fino a 10 anni di prigione e una multa.
Molti più dettagli sono presenti in questo articolo: Jail for photographing police? in inglese e che esprime i dovuti dubbi su quanto simile provvedimento sia troppo suscettibile ad interpretazioni da parte degli agenti. Il primo ministro Gordon Brown ribadisce in merito il diritto legale da parte della polizia a restringere la fotograbilità nei luoghi pubblici. Nello stesso articolo seguono storie tratte da alcune testimonianze. Ed in realtà questa fonte racconta solo un esiguo numero di episodi che, come detto, sono sempre più frequenti.
Sicuramente tali misure aprono interessanti questioni sulla salvaguardia del diritto di cronaca che, per inciso, coinvolge fotoreporter di professione e normali cittadini riguardo eventi di pubblico interesse.
Personalmente ho avuto problemi a riguardo solo saltuariamente, ed in maniera alquanto contraddittoria. A Roma, dove poggiare il treppiede è considerato occupazione di suolo pubblico, ho avuto più volte problemi con i vigili urbani. A New York passo ore a fotografare ponti sempre col treppiede dove cartelli avvisano la presenza di videosorveglianza. Non è un divieto, il quale è effettivo al di sotto, zona evidentemente più delicata dal punto di vista della sicurezza. Non ho avuto nessun problema in una città che non è più da tempo la mecca delle libertà e dove si susseguono mese dopo mese notizie di incidenti per comportamenti che in altri tempi passerebbero come normali ed innocui. D'altra parte è pur vero che l'atteggiamento di un fotografo possa risultare anomalo. A volte si passa molto tempo a studiare dei dettagli apparentemente insignificanti, il che spesso cattura l'attenzione dei passanti. Segnale che questo tipo di agire esce un poco fuori dai binari della normalità.
Uscendo da territori in apparenza tranquilli, l'esperienza più forte è stata Oaxaca, 25 novembre 2006 durante il giorno di scontri più intenso. Qui un mese prima il reporter Brad Will di Indymedia fu ucciso negli scontri dai paramilitari mentre lavorava, lasciando come ultima testimonianza la tragica ripresa dei suoi ultimi momenti. La situazione non sembrava essere cambiata, un vero inferno trai sostenitori della APPO ( 2 morti, numerosi feriti, 141 arresti) e la repressione della Polizia Federale Preventiva (vedi su Peacereporter). Ero lì quasi per errore, 24 ore indescrivibili in mezzo alle barricate, all'esasperazione e disperazione della gente. Il timore di essere coinvolto in un ferimento, od in un arresto arbitrario mi accompagna ora per ora. Un'esperienza del tutto sconsigliabile a chi non conosca più che bene come muoversi e che non svolga un ruolo preciso.



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